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DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DEL FANCIULLO

ONU, New York - Novembre 1959

Il fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giochi e attività ricreative che devono essere orientate a fini educativi; la società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la realizzazione di tale diritto.

Nell’accettazione comune, il termine gioco si discosta totalmente da una qualsiasi connotazione di “serietà”; se però ci soffermiamo ad analizzare una citazione di Montaigne: “i giochi dei bambini, non sono dei giochi, bisogna valutarli come le loro azioni più serie” effettivamente il gioco è un’attività seria, spontanea e assolutamente libera.

Giocare vuol dire cercare continuamente di rinnovarsi e quindi crescere, chi gioca, infatti si mantiene vivo e sempre in contatto con la realtà. Oggigiorno non c’è più spazio per il gioco, anzi esso viene visto come una mera perdita di tempo, un’attività che non crea ricchezza materiale. Attraverso l’osservazione dei bambini, intenti nei loro giochi, è possibile comprendere e valutare pienamente il loro comportamento e il loro stadio di crescita. Il gioco risulta altamente significativo per la crescita del bambino perché

  • facilita la scoperta del sé
  • favorisce l’attività cognitiva e l’apprendimento
  • potenzia l’innovazione
  • libera le emergenze
  • stimola nel bambino le relazioni con gli altri e con il mondo.

Il gioco che sia libero, fatto di regole, individuale, di gruppo, breve, lungo, aiuta la crescita del bambino, in quanto lo aiuta a conoscere, ad esplorare, a fare, a sperimentare, a reinventare, a vivere liberamente sentimenti ed emozioni. Gioco, ovviamente, acquista una diversa valenza a seconda delle età durante le quali viene sperimentato.

Lo Scoutismo ha, tra i suoi obiettivi, quello di garantire e restituire a tutti i bambini il tempo e lo spazio nei quali i fanciulli possano dare libero sfogo a tutte le loro pulsioni e quindi giocare; sicuramente in ambiente protetto. In associazione si propongono giochi collettivi (per il rispetto delle regole), individuali (per l’educazione alla socialità), creativi (per l’educazione all’immaginazione), inoltre grande spazio viene dato ai laboratori di piccole performances teatrali e musicali,. Il gioco è vita; ed esso è lo strumento che consente al bambino di crescere.

  • facciamo giocare i bambini
  • facciamoli giocare secondo i loro tempi, spazi e modi
  • seguiamo i bambini nel gioco, non agiamo al posto loro
  • aiutiamoli a fare da soli
  • evitiamo giochi troppo strutturati e con troppe funzioni e ricordiamoci che i giochi devono essere sempre raggiungibili in modo autonomo dal bambino

Tutti i giochi proposti in Branco hanno una loro valenza, nessuno di essi è proposto a caso, ma viene calibrato costantemente sulle esigenze dei bambini. Per lavorare sull’autonomia personale vengono proposti giochi individuali e laboratori di abilità manuale. Durante questi momenti, infatti, i lupetti vengono messi davanti a delle piccole”sfide”, superabili con un po’ di sforzo. Costantemente i bambini (in sede come nelle cacce) sono portati ad interfacciarsi con strumenti “da scoprire” e personaggi da “vincere”. I giochi proposti non sono eccessivamente strutturati, ma si compongono di poche e semplici funzioni, raggiungibili per tutti in modo AUTONOMO. Il supporto dell’adulto è di guida, non sostituisce in alcun modo l’impegno del lupetto, è lui il vero protagonista! Autonomia significa dunque scoperta di capacità e potenzialità da utilizzare durante i giochi, ma soprattutto da metabolizzare e mettere in pratica durante la vita quotidiana.

 

Giocare in Branco, però, significa anche “giocare insieme”. E proprio dietro l’accoppiamento di queste due semplici parole si cela un universo tutto da scoprire e sperimentare. Il Lupetto, dunque, mentre scopre dentro e fuori di sé cambiamenti e talenti, si trova catapultato in un mondo di “pari” con cui relazionarsi. Il Gioco di Squadra, nella vita di Branco, è un momento di fondamentale importanza. Attraverso questi momenti si impara a guardarsi intorno, ad uscire dal proprio “io” e a scoprire che il mondo è fatto di “altri”. “Altri amici con i quali stringere alleanze, inventare schemi e tattiche di gioco e tutto finalizzato ad un unico grande obiettivo: VINCERE! E impariamo che la vittoria in squadra vale molto di più di una vittoria individuale, così come una sconfitta si digerisce meglio.

 

Imparare a “fare squadra” attraverso un momento ludico e con un gruppo ristretto, significa cominciare ad acquisire i primi elementi sul “fare comunità”. Tornano due paroloni non molto distanti dal “giocare insieme” citato all’inizio. Le parole gruppo, squadra, comunità, sestiglia racchiudono tutti il valore più profondo legato ad un termine molto caro al nostro fondatore: BANDA. Essere banda significa guardarsi reciprocamente, costruire qualcosa insieme, facendo fruttare i talenti di tutti e mettendoli insieme, significa accogliere l’altro vedendolo come Amico. I lupetti che acquistano una consapevolezza, seppur lieve, dei valori proposti, comprendono semplicemente che “INSIEME SI PUÒ”!

 

E proprio all’interno di piccoli gruppi ristretti, le sestiglie, come le squadre, i bambini cominciano ad assaggiare quello che è il grande valore della “responsabilità”. Se faccio del mio meglio tutta la squadra ne avrà beneficio, se invece non mi impegno abbastanza, tutti gli altri potranno risentirne. Il lupetto acquisisce responsabilità – giocando. È nel gioco che il bambino sperimenta la sua reale capacità nell’assunzione di responsabilità, piuttosto che in numerosi altri ambiti della propria vita. Il gioco, inoltre, aiuta i bambini, ad uscire dal famoso “io” e a non primeggiare, egoisticamente, ma a lasciare spazio a tutti di esprimersi e sperimentarsi.
Oltre i giochi di movimento e di squadra, i lupetti sono costantemente impegnati in laboratori che mettono alla prova la loro abilità manuale e la loro creatività. Fantasia, inventiva, spirito d’iniziativa sono richiesti riunione dopo riunione. Si decora insieme la tana, si abbelliscono i propri quaderni, si realizzano cartelloni, ogni volta per un utilizzo diverso. Ma si scoprono anche nuove tecniche e soprattutto strumenti di lavoro ai più sconosciuti. Costruire insieme aiuta i bambini ad acquisire nuove competenze e ad accrescere il “saper fare”.